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Sclerosanti: camminare dopo, effetti collaterali e controindicazioni

Camminare dopo sclerosanti è «ampiamente raccomandato» dalla linea guida tedesca, anche se nessuno studio lo ha confrontato con il riposo. La stessa linea guida classifica per frequenza gli effetti indesiderati della scleroterapia ed elenca le controindicazioni assolute e relative.

Pubblicato il · aggiornato il

  1. Camminare dopo sclerosanti: una sola frase nella linea guida
  2. Che cosa sono le sclerosanti e quando si usano
  3. Come si svolge una seduta
  4. Effetti collaterali delle sclerosanti: frequenze e gestione
  5. Calze elastiche e bendaggio dopo il trattamento
  6. Controindicazioni delle sclerosanti: assolute e relative
Disegno a inchiostro: le gambe di una persona che cammina su un sentiero di ghiaia, una con la calza elastica chiara
Camminata con la calza elastica dopo la seduta: 30 minuti, per l'ICLID di Milano.

La linea guida tedesca sulla scleroterapia, redatta dalla Deutsche Gesellschaft für Phlebologie insieme a dermatologi, angiologi e chirurghi vascolari, dedica a camminare dopo sclerosanti una sola frase: camminare a lungo dopo il trattamento è «ampiamente raccomandato», ma la letteratura disponibile non fornisce indicazioni né a favore né contro.

Le sclerosanti sono farmaci iniettabili che irritano la parete interna di una vena fino a farla chiudere. Uno di questi farmaci, il polidocanolo (lauromacrogol 400), è in commercio in Italia anche con il nome Atossisclerol.

Camminare dopo sclerosanti: una sola frase nella linea guida

Al capitolo sul trattamento successivo alla seduta, la linea guida S2k, del 2019, elenca tre punti: osservare con attenzione eventuali reazioni indesiderate, valutare la compressione con calza o bendaggio, ricordare che una lunga immobilità dopo la scleroterapia può aumentare il rischio di eventi tromboembolici. La frase sul camminare viene subito dopo.

A favore del camminare dopo sclerosanti c'è un argomento indiretto: la linea guida indica l'esercizio fisico, insieme alla compressione, tra le misure di profilassi fisica per chi ha un alto rischio di trombosi.

Con la schiuma la sequenza cambia. Per aumentare la sicurezza della scleroterapia con schiuma la stessa linea guida suggerisce che il paziente resti fermo, e in particolare non muova la gamba, per alcuni minuti dopo l'iniezione, e che eviti la manovra di Valsalva, cioè lo sforzo a glottide chiusa. La camminata comincia dopo quei minuti.

Pier Luca Bencini, direttore scientifico dell'ICLID di Milano e responsabile della sezione di dermatologia medica, chirurgica ed estetica, scrive che dopo la seduta «si può camminare a piacere, anzi una camminata di 30 min è consigliata soprattutto se si sono trattate delle vene più grosse», e che palestra, sauna e bagno turco vanno evitati per alcuni giorni. Il resto della vita quotidiana prosegue normalmente.

Che cosa sono le sclerosanti e quando si usano

La linea guida elenca le indicazioni: vene safene insufficienti, collaterali varicose, perforanti incontinenti, varici reticolari, teleangectasie, varici residue o recidive dopo un intervento, varici attorno a un'ulcera venosa e malformazioni venose. Per teleangectasie e vene reticolari (classe C1 della classificazione CEAP) lo sclerosante liquido è considerato il metodo di scelta, perché per queste vene i dati sono più stabili; la schiuma è un'opzione aggiuntiva. Per le varici sottocutanee la schiuma risulta più efficace del liquido.

Il polidocanolo è un detergente non ionico con un effetto anestetico locale. Esiste in concentrazioni dallo 0,25 al 3 per cento, e la dose massima giornaliera indicata è di 2 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo. Concentrazioni iniziali alte o volumi grandi possono provocare infiammazione e la comparsa di nuovi capillari; per le teleangectasie sono indicate concentrazioni fra lo 0,25 e l'1 per cento.

Nelle safene trattate con la schiuma la vena si riapre e le varici recidivano più spesso che dopo la chirurgia o i metodi termici, mentre sintomi e qualità di vita migliorano in misura simile. Il paziente va avvisato che possono servire controlli a breve e medio termine e, nelle vene grandi, trattamenti ripetuti; i segmenti che si sono parzialmente riaperti vanno trattati di nuovo. Prima di iniziare gli vanno spiegati anche i metodi alternativi, con i loro vantaggi e svantaggi.

Come si svolge una seduta

Prima di ogni trattamento servono anamnesi, visita e un'ecografia duplex eseguita da un medico con una formazione specifica; per teleangectasie e varici reticolari può bastare un esame Doppler. Il duplex è raccomandato sempre in caso di varici recidive o malformazioni. Non è invece necessario cercare di routine un forame ovale pervio o una trombofilia prima della schiuma. Tipo di trattamento, numero di iniezioni, farmaco, volumi e concentrazioni, più la mappa delle vene trattate, vanno documentati.

Si procede in genere dalle fonti di reflusso più vicine al cuore verso quelle periferiche, e dalle vene più grandi alle più piccole. Se la vena non si vede o non si sente con facilità, l'iniezione si fa sotto guida ecografica, per evitare una puntura accanto al vaso o dentro un'arteria. Al termine ogni foro di puntura viene coperto con un cerotto, che secondo l'ICLID si toglie la sera stessa, e si indossa subito la calza.

La linea guida non fissa un numero di sedute: chiede di documentarle e prevede trattamenti ripetuti soprattutto per le vene grandi. All'ICLID una seduta dura 30 minuti, e la successiva non si fa prima di 20 giorni.

Effetti collaterali delle sclerosanti: frequenze e gestione

La linea guida classifica gli effetti collaterali delle sclerosanti per frequenza: molto frequente (almeno il 10 per cento), frequente (1–10), occasionale (0,1–1), raro (0,01–0,1), molto raro e casi isolati (meno dello 0,01).

EventoSclerosante liquidoSchiuma
IperpigmentazioneFrequenteFrequente
Matting (nuovi capillari)FrequenteFrequente
Trombosi venosa profonda distaleRaraOccasionale
Disturbi visiviMolto rariOccasionali
Cefalea ed emicraniaMolto rareOccasionali
Danno ai nervi sensitiviNon riportatoRaro
Necrosi cutanea minimaRaraMolto rara
AnafilassiCasi isolatiCasi isolati

La pigmentazione transitoria è riportata in una forbice molto ampia, dallo 0,3 al 30 per cento, e svanisce lentamente nell'arco di settimane o mesi; è probabilmente più frequente con la schiuma. Per ridurla si rimuovono i coaguli superficiali con un ago o attraverso una piccola incisione, e anche la compressione può renderla meno frequente.

Tra gli effetti collaterali delle sclerosanti il matting, cioè la comparsa di capillari sottili nell'area già trattata, è una reazione individuale imprevedibile; dipende spesso da un reflusso di fondo non trattato o trattato in modo insufficiente, e si tratta con concentrazioni basse di sclerosante oppure con lo stripping.

La trombosi superficiale compare con frequenze che nella letteratura vanno da 0 a 45,8 per cento, con una media del 4,7: la definizione è controversa, e una reazione infiammatoria nel tratto iniettato, entro dimensioni normali, non va letta come trombosi. Gli eventi tromboembolici gravi sono molto rari. La frequenza complessiva è sotto l'1 per cento e la trombosi venosa profonda si ferma allo 0,6 per cento.

Disturbi visivi, cefalea e aura emicranica si osservano dopo ogni forma di scleroterapia, ma sono più frequenti con la schiuma, e i disturbi visivi colpiscono più spesso chi soffre di emicrania. Finora non sono stati riportati danni permanenti alla vista, e se le bolle di schiuma che passano nella circolazione arteriosa abbiano un ruolo è ancora discusso. Un passaggio da destra a sinistra del sangue (per esempio un forame ovale pervio) è presente in circa il 30 per cento della popolazione.

Fra le altre reazioni passeggere ci sono senso di oppressione al torace, svenimento vasovagale, nausea, gusto metallico, ematoma, ecchimosi, dolore e gonfiore nel punto di iniezione, indurimento, pomfi ed eritema. Una causa a parte è il bendaggio: i cerotti possono provocare vescicole. Le sclerosanti possono provocare anche reazioni allergiche, e il foglio illustrativo dell'Atossisclerol prevede una sola iniezione nella prima seduta per i pazienti inclini alle reazioni allergiche.

Dolore e gonfiore di un polpaccio, mancanza di respiro, disturbi della vista o del linguaggio e una macchia di pelle pallida o violacea e dolente attorno al punto di iniezione sono sintomi che corrispondono agli eventi più gravi della tabella, e richiedono un contatto immediato con il medico o con il 112.

Calze elastiche e bendaggio dopo il trattamento

Per le teleangectasie, la linea guida cita uno studio secondo cui indossare ogni giorno calze a compressione di 23–32 mmHg fino a tre settimane dopo la seduta migliora il risultato. In un altro studio, in cui tre diverse classi di calza vennero portate per tre settimane, più alta era la pressione, meno sedute di controllo servirono. Per le safene, invece, le prove a favore della compressione sono ancora scarse.

Sulla durata le indicazioni divergono: l'ICLID parla di «alcuni giorni secondo quanto detto dal medico», la linea guida di tre settimane per le vene più piccole. Il medico che ha eseguito il trattamento decide in base alle vene trattate e al metodo scelto, liquido o schiuma, e un confronto diretto tra schemi diversi manca.

Controindicazioni delle sclerosanti: assolute e relative

Sulle controindicazioni delle sclerosanti la linea guida distingue due livelli. Le controindicazioni assolute, che non ammettono eccezioni, sono quattro:

Le controindicazioni relative richiedono una valutazione individuale di rischi e benefici:

La terapia anticoagulante non è di per sé una controindicazione: il paziente va informato che il risultato può essere meno buono e che possono servire più sedute. Le controindicazioni delle sclerosanti si valutano caso per caso, e la decisione spetta al medico che ha visitato il paziente.

La scleroterapia è un trattamento medico iniettivo, cosa diversa dalle cure termali, che hanno indicazioni e regole proprie.

La calza va indossata subito dopo la seduta: conviene quindi sapere prima quale compressione indica il medico, e portare con sé l'ultimo referto dell'ecodoppler.

Le indicazioni della linea guida S2k valgono in generale; per il singolo paziente decide il medico che lo ha visitato.

Domande

Domande frequenti

Si può camminare subito dopo le sclerosanti?

Sì: un centro milanese consiglia una camminata dopo la seduta, e per la linea guida tedesca camminare è «ampiamente raccomandato». Con la schiuma, però, il paziente resta fermo per alcuni minuti subito dopo l'iniezione, senza muovere la gamba e senza sforzi a glottide chiusa. Non esistono studi che confrontino chi cammina con chi resta fermo.

Quanto bisogna camminare dopo la scleroterapia?

La linea guida non indica una durata. L'ICLID di Milano consiglia una camminata di circa 30 minuti dopo la seduta e sconsiglia per alcuni giorni palestra, sauna e bagno turco. Altri centri possono indicare tempi diversi: la durata va chiesta al medico che ha eseguito il trattamento.

Per quanto tempo si porta la calza elastica dopo le sclerosanti?

Dipende dal medico e dal tipo di vene. Per le teleangectasie la linea guida cita calze da 23–32 mmHg portate ogni giorno fino a tre settimane. L'ICLID parla invece di alcuni giorni. Per le safene le prove a favore della compressione sono scarse. Chi ha eseguito il trattamento indica la classe e la durata adatte al singolo caso.

Quali sono gli effetti collaterali più comuni delle sclerosanti?

Secondo la tabella della linea guida S2k, sono frequenti (tra l'1 e il 10 per cento) la pigmentazione scura della pelle e il matting, cioè la comparsa di capillari sottili. Fra le reazioni passeggere la linea guida elenca anche ematomi, gonfiore e dolore nel punto di iniezione. La trombosi venosa profonda distale è occasionale con la schiuma e rara con il liquido; ictus, attacco ischemico transitorio e anafilassi restano casi isolati.

Le macchie scure dopo la scleroterapia spariscono?

In genere sì, ma lentamente. La linea guida riferisce una frequenza di pigmentazione transitoria tra lo 0,3 e il 30 per cento, con scomparsa nell'arco di settimane o mesi. Per ridurre il rischio si possono rimuovere i coaguli superficiali con un ago o una piccola incisione, e anche la compressione dopo la seduta sembra aiutare.

La scleroterapia può causare una trombosi?

È un evento raro. Nelle meta-analisi citate dalla linea guida S2k la trombosi venosa profonda riguarda lo 0,6 per cento dei pazienti, e il totale degli eventi tromboembolici resta sotto l'1 per cento. La trombosi superficiale compare con una media del 4,7 per cento, ma la sua definizione è controversa. Una lunga immobilità dopo la seduta può aumentare il rischio.

Quali sono le controindicazioni assolute alle sclerosanti?

Allergia nota al farmaco, tromboembolia venosa acuta, infezione locale nella zona da trattare o infezione generale grave. Per la schiuma si aggiunge un passaggio da destra a sinistra del sangue che dia già sintomi, per esempio un forame ovale pervio sintomatico. Tutte le altre condizioni, dalla gravidanza all'emicrania, richiedono una valutazione individuale.

Si può fare la scleroterapia in gravidanza o durante l'allattamento?

La linea guida S2k classifica gravidanza e allattamento come controindicazioni relative, quindi si valutano rischi e benefici caso per caso. Se l'indicazione è urgente durante l'allattamento, si interrompe per due o tre giorni. Spetta al medico decidere se il trattamento può essere rimandato.

Chi prende anticoagulanti può fare le sclerosanti?

Sì, perché la terapia anticoagulante non è di per sé una controindicazione, secondo la linea guida S2k. Il paziente va informato che il successo può essere ridotto e che potrebbero servire più sedute. Un alto rischio di trombosi, come una trombofilia grave o un tumore attivo, resta invece una controindicazione relativa da discutere con il medico.

Dopo la schiuma sclerosante possono comparire disturbi della vista?

Possono comparire, in modo transitorio: la linea guida li colloca tra gli eventi occasionali con la schiuma e molto rari con il liquido. Sono più frequenti in chi soffre di emicrania, spesso come aura. Finora non sono stati riportati danni permanenti alla vista. Se i sintomi compaiono, conviene avvisare subito il medico.

Quante sedute servono per chiudere una vena?

Un numero fisso non c'è. La linea guida mette in conto più trattamenti, soprattutto sulle vene grandi, chiede di ritrattare i tratti di vena che si sono riaperti in parte e avverte che possono servire controlli a breve e medio termine. Quanto ai tempi, a Milano l'ICLID dedica mezz'ora a ogni seduta e lascia passare almeno 20 giorni prima della successiva.

Quali esami si fanno prima della scleroterapia?

Anamnesi, visita e un'ecografia duplex, eseguita da un medico con una formazione specifica. Per teleangectasie e varici reticolari può bastare un esame Doppler. In caso di varici recidive o di malformazioni il duplex è raccomandato sempre. Non servono di routine esami per il forame ovale pervio o per la trombofilia prima della schiuma.

Fonti

  1. Rabe E. e coll., Sklerosierungsbehandlung der Varikose, linea guida S2k della Deutsche Gesellschaft für Phlebologie (AWMF 037-015), Der Hautarzt 2020 – pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  2. ICLID Milano, Scleroterapia tradizionale e con schiume (P. L. Bencini) – iclid.it
  3. Torrinomedica, Atossisclerol: scheda tecnica – farmaci.torrinomedica.it
  4. Farmaci e Medici, Atossisclerol: bugiardino – farmaciemedici.it
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