
Quarantacinque o cinquanta gradi, venti o trenta minuti: sono i numeri con cui la letteratura medica descrive una seduta di fango termale. Gli studi riguardano soprattutto il ginocchio artrosico, e le revisioni sistematiche giudicano i fanghi termali benefici sul dolore e sulla funzione, pur con metodi molto diversi da uno studio all'altro. Le condizioni in cui il fango non va applicato le elenca l'INPS; il ciclo a carico del Servizio sanitario nazionale segue un decreto del 2017. Lo stabilimento di Angolo Terme ha tenuto fanghi e bagni tra le sue cure fino alla chiusura.
Che cosa sono i fanghi termali
Nella revisione sistematica che Fraioli e colleghi, della Sapienza di Roma, hanno pubblicato nel 2018 su BioMed Research International, il fango è un impasto riscaldato di materiale solido, in prevalenza argilla, e acqua minerale, che si usa dopo un adeguato periodo di maturazione. Si applica a 45–50 °C e resta in posa per 20–30 minuti. Il bagno che spesso lo accompagna si fa in vasca, con acqua termale a 36–38 °C, e dura una ventina di minuti.
La legge 323 del 2000, che riordina il settore termale, mette i fanghi «sia naturali sia artificialmente preparati» tra i mezzi di cura degli stabilimenti, accanto ad acque minerali, muffe, vapori, nebulizzazioni e stufe. Regione Lombardia parla di cure «idro-fango-termali»: il mezzo curativo resta l'acqua minerale, usata così com'è oppure attraverso i suoi derivati, come i fanghi e le muffe.
Nella letteratura in inglese la fangoterapia, cioè l'applicazione locale del fango su una o più articolazioni, si chiama mud-pack therapy; la fango-balneoterapia, che la combina con il bagno, mud-bath therapy. L'allegato 9 del DPCM sui livelli essenziali di assistenza, che dal 2017 elenca le cure termali pagate dal Servizio sanitario, mette il fango in sei cicli diversi:
| Ciclo | A chi spetta | Che cosa comprende |
|---|---|---|
| Fanghi più bagni o docce, detto di annettamento | tutti gli assistiti | 12 fanghi e 12 bagni o docce con acqua minerale |
| Fanghi più bagni terapeutici | tutti gli assistiti | 12 fanghi e 12 bagni |
| Idrofangobalneoterapia, detta dei «fanghi epatici» | tutti gli assistiti | visita specialistica, 6 fanghi epatici, 6 bagni carbogassosi, 12 cure idropiniche |
| Due cicli integrati per le forme reumoartropatiche | assicurati INPS | uno dei due cicli di fanghi, più fino a 18 prestazioni accessorie: inalazioni, aerosol o docce nasali, irrigazioni vaginali |
| Riabilitazione motoria | assicurati INAIL | visite, indagini, fisioterapia e crenochinesiterapia, cioè bagni e fanghi termali |
Ogni ciclo si apre con la visita medica all'ingresso nello stabilimento, e secondo Regione Lombardia la fango-balneoterapia si fa in una seduta al giorno.
Fanghi termali benefici: che cosa dicono gli studi
L'indicazione più studiata è l'artrosi del ginocchio. Fraioli e colleghi hanno esaminato 35 studi usciti tra il 2002 e il 2017 e ne hanno tenuti 12 con un gruppo di confronto: cinque italiani (due a Chianciano, due a Rapolano, uno a Levico), tre ungheresi, due turchi, uno francese e uno israeliano, per 1044 persone in tutto. Sul dolore, misurato con la scala analogica visiva (VAS) in 297 pazienti, il valore medio è sceso da 54,71 a 29,36, il 46 per cento in meno. L'indice di Lequesne e le tre sottoscale del WOMAC, cioè dolore, rigidità e funzione fisica, sono calati tra il 34 e il 39 per cento.
Gli schemi di cura variavano molto da uno studio all'altro. A Chianciano i pazienti facevano tre cicli di fango e bagno di 12 giorni nell'arco di un anno, con un'acqua solfato-bicarbonato-calcico-magnesiaca; a Rapolano il ciclo durava 14 giorni, a Levico tre settimane, con un'acqua arsenicale-ferruginosa. A Denizli, in Turchia, l'impacco restava 30 minuti al giorno per 15 giorni distribuiti su tre settimane. Ad Alaçati e in Israele si usavano soltanto i bagni, due al giorno per dieci giorni nel primo caso, uno alla settimana per sei settimane nel secondo. Con studi così diversi non è stato possibile riunire i dati in una meta-analisi. La conclusione degli autori è favorevole: una terapia non invasiva, senza complicazioni e a buon rapporto tra costo e risultato, che riduce dolore, consumo di antinfiammatori e limitazione funzionale e migliora la qualità della vita.
Due lavori successivi vanno nella stessa direzione. La meta-analisi di Mennuni e colleghi, uscita nel 2021 su Clinica Terapeutica e firmata anche da Fraioli, riunisce 21 studi e registra miglioramenti significativi del WOMAC e del dolore dopo la fango-balneoterapia; gli autori aggiungono che la cura non sostituisce la terapia convenzionale, ma le si può affiancare o alternare. Maier e colleghi, medici di cliniche ortopediche tedesche, hanno pubblicato nel 2024 su Complementary Medicine Research una revisione di 19 studi, 15 dei quali sul ginocchio: trovano i fanghi termali benefici per funzione, qualità della vita e dolore percepito, e li considerano promettenti dentro un approccio integrato con farmaci o fisioterapia. Nella versione tedesca del loro riassunto la cura si chiama Heiltorftherapie, la terapia con la torba medicinale.
Fraioli e colleghi ricordano anche un limite. Le linee guida OARSI sul trattamento non chirurgico dell'artrosi del ginocchio considerano la balneoterapia appropriata solo per un sottogruppo di pazienti: chi ha l'artrosi anche in altre articolazioni, come anca, mano o colonna, e altre malattie, dal diabete all'ipertensione all'obesità. La meta-analisi di Raza e colleghi (Aktuelle Rheumatologie, 2021) mette insieme dieci studi con 831 pazienti; nei sei dedicati alla fangoterapia, 500 pazienti in tutto, i punteggi WOMAC di dolore, rigidità e funzione risultano migliori che nei gruppi di controllo. Gli effetti misurati riguardano dunque i sintomi: dolore, rigidità, movimento.
Come leggere i numeri di uno studio sui fanghi
Le sigle sono scale di valutazione. Sulla VAS il paziente segna lungo una riga quanto è forte il dolore, e la media del gruppo si confronta prima e dopo il ciclo. Il WOMAC prende il nome dalle università canadesi del Western Ontario e McMaster ed è un questionario sull'artrosi in tre parti, dolore, rigidità e funzione fisica, che la revisione romana valuta separatamente; l'indice di Lequesne misura dolore e funzione nell'artrosi di anca e ginocchio. Scendere da 54,71 a 29,36 sulla VAS vuol dire quasi dimezzare il dolore medio, senza annullarlo: anche il punteggio di funzione fisica del WOMAC, in 387 pazienti, scende da 40,26 a 26,71 e resta lontano dallo zero.
La tabella riassuntiva di Fraioli e colleghi va letta per quello che misura. Le sue percentuali confrontano lo stesso gruppo prima e dopo la cura, non i pazienti trattati con quelli di controllo: dicono di quanto è sceso il dolore in chi ha fatto i fanghi, non di quanto in più rispetto a chi non li ha fatti. Il confronto tra i due gruppi sta nei singoli studi, ciascuno con un metodo proprio, e nella meta-analisi di Raza e colleghi, che lo calcola sui punteggi WOMAC.
Fanghi termali controindicazioni: chi deve evitarli
Per i fanghi termali controindicazioni e cautele sono elencate nel messaggio INPS n. 1274 del 21 marzo 2017, che riprende un elenco del 2003. Una premessa vale per tutte le voci: ogni malattia che compromette, temporaneamente o permanentemente, le condizioni generali è controindicata alla fangoterapia. Seguono i casi specifici:
- tubercolosi in atto (la prescrizione non va fatta prima di due anni dalla completa guarigione clinica);
- miocardiopatie medio-gravi, cardiopatie in fase di scompenso, infarto miocardico acuto ed esiti complicati, da valutare caso per caso;
- insufficienza respiratoria grave;
- neoplasie in fase di trattamento;
- tromboflebiti in fase acuta;
- manifestazioni emorragiche in atto o recenti;
- insufficienza renale medio-grave e nefropatie acute (le nefropatie croniche vanno valutate caso per caso);
- gravidanza e allattamento;
- diabete mellito non compensato;
- malattie infettive e contagiose in genere;
- ulcera gastroduodenale in fase attiva;
- «malattie cutanee ripugnanti», nella formula del messaggio.
Su altre voci il messaggio non chiude la porta. Difetti valvolari, ipertensione e ipotensione arteriosa non sono una controindicazione assoluta; le patologie psichiatriche e neurologiche si valutano caso per caso; per l'epilessia contano la data dell'ultimo episodio, il periodo di latenza e la terapia in corso. Per la balneoterapia l'INPS considera in genere le stesse patologie, con un'attenzione particolare al cuore e ai polmoni, e ricorda che il bagno si associa spesso al fango per il suo effetto sull'artrosi.
Regione Lombardia aggiunge che le controindicazioni dipendono dal metodo o dal mezzo usato e sono legate per lo più alla natura della malattia, alla sua fase o a malattie concomitanti. Anche per i fanghi termali controindicazioni e cautele si pesano quindi sul singolo paziente. Nei giorni della cura, o appena dopo, può esserci una riacutizzazione dei sintomi: la Regione la chiama «crisi termale» e la descrive come adattamento dell'organismo alla cura, non come un segnale allarmante. Sospendere le sedute resta una decisione del medico termale.
Come si prescrive un ciclo di fanghi in Italia
I fanghi sono a carico del Servizio sanitario per le malattie reumatiche dell'allegato 9: osteoartrosi e altre forme degenerative, reumatismi extra-articolari. Serve una ricetta sul ricettario del Servizio sanitario, compilata dal medico di famiglia, dal pediatra o da uno specialista delle branche che curano queste malattie, purché lavori in una struttura con ricettario regionale. Il ciclo dura 12 giorni, da concludere entro 60 dall'inizio. Se ne può fare uno a carico pubblico per anno legale, dal 1° gennaio al 31 dicembre, e il paziente, al momento dell'avvio, dichiara di non averne già usufruito nello stesso anno. Invalidi di guerra e di servizio, ciechi, sordi e invalidi civili hanno diritto a un secondo ciclo legato alla loro patologia; per tutti gli altri un ciclo prolungato o ripetuto si paga di tasca propria.
Il ticket è una quota fissa per ricetta per chi ha un'esenzione parziale e si azzera con quella totale. Il diritto all'esenzione e il relativo codice li scrive il medico sulla ricetta, perché le strutture accreditate non accettano autocertificazioni. Le stesse regole valgono per le altre cure termali a carico del Servizio sanitario, dalle inalazioni alle irrigazioni, e in tutti gli stabilimenti accreditati delle terme in Lombardia.
Gli assicurati dell'INPS seguono un percorso a parte, il termalismo previdenziale, dove le cure servono a prevenire l'invalidità e la concessione passa dai medici legali dell'Istituto. Nel 2017 l'INPS limitava la prescrizione alle malattie reumatiche e alle bronchiti croniche e chiedeva tre documenti: una certificazione specialistica della patologia, esami strumentali come le radiografie, una visita cardiologica con elettrocardiogramma di non oltre tre mesi. La malattia doveva trovarsi nella «fase termale», né troppo iniziale né troppo avanzata perché la cura servisse; i cicli erano al massimo cinque in tutto, e oltre il terzo andava documentato il beneficio dei precedenti.
Fanghi e bagni nelle acque di Angolo Terme
Ad Angolo Terme fanghi e bagni servivano per le malattie dell'apparato locomotore, accanto alla cura idropinica e alle inalazioni, e il centro proponeva anche massaggi ed elioterapia. Lo stabilimento era alimentato da due sorgenti: l'acqua della San Silvestro, solfato-bicarbonato-alcalino-terrosa, si beveva nella cura idropinica per i disturbi di stomaco, intestino, reni e vie urinarie e si usava per le inalazioni; quella della Fonte Nuova è solfato-calcico-magnesiaca. Lo stabilimento ha smesso di funzionare, insieme all'hotel, tra il 2021 e il 2022. A ottobre 2026 centro cure, hotel e piscine erano affidati alla curatela fallimentare, con l'asta in programma per la fine dell'anno.
Prima di fissare un ciclo
Le domande da fare sono tre, e vengono prima delle date e dell'albergo. La diagnosi rientra tra le malattie reumatiche per cui il Servizio sanitario paga i fanghi? C'è una voce dell'elenco INPS, dal cuore alla pelle, che chiede una valutazione specifica? Lo stabilimento scelto è accreditato con il Servizio sanitario? Alle prime due risponde il medico che prescrive, alla terza lo stabilimento.
Alla visita d'ingresso, che apre ogni ciclo, conviene portare gli esami recenti, radiografie comprese: sono gli stessi documenti che l'INPS chiede ai propri assicurati per decidere sulla cura.