
Prima della colazione, allo Stabilimento Tettuccio di Montecatini, chi è in cura cammina piano con un bicchiere in mano. A chi arriva da fuori viene subito da chiedersi «terapia idropinica cos'è?», e la risposta sta quasi tutta nel gesto: si beve acqua termale o minerale, di norma alla sorgente.
Terapia idropinica cos'è e come si pratica
Ridotta all'osso, la risposta a «terapia idropinica cos'è» sta in una parola: prescrizione. L'acqua si assume per bocca, in quantità e a orari fissati caso per caso, e il tipo di acqua dipende dal disturbo da trattare. Al Tettuccio la regola è esplicita: è il medico termale a indicare le acque da bere, le quantità e i tempi. Il consiglio di «bere di più», che vale per tutti e che nessuno prescrive, è un'altra faccenda.
Nei testi di idrologia medica la cura idropinica si chiama anche «idropinoterapia»; «crenoterapia», dal greco krḗnē, sorgente, indica invece la cura fatta alla fonte. Il medico Claudio Italiano, nei suoi appunti di idrologia medica, spiega perché si va alla fonte: le acque perdono le proprietà col tempo, anche se conservate in modo appropriato, e le cure a domicilio non sono paragonabili a quelle fatte in una stazione termale.
La terapia idropinica è una delle cure termali, ciascuna con indicazioni proprie. Ad Angolo Terme le si affiancavano cure elioterapiche, fanghi, bagni, massaggi e passeggiate.
Le modalità di bevuta sono due. Nel carico idrico l'acqua si beve a digiuno e tutta insieme; nell'assunzione a dosi frazionate si beve poco alla volta, a intervalli regolari. Quale delle due, lo decide il medico.
Dose, orari e temperatura: il ciclo di dodici giorni
Le dosi non sono uniformi, perché dipendono dall'acqua e dalla persona. Tre esempi danno un'idea dell'ordine di grandezza:
- A Montecatini il carico idrico parte da una base di circa 500 ml, con un incremento proporzionale per ogni chilogrammo di peso; a dosi frazionate si bevono da uno a due litri al giorno, lontano dai pasti, e la bevuta si accompagna a una camminata lenta.
- Alle terme di Castrocaro, in Emilia-Romagna, le acque solfuree sgorgano spontaneamente nel Parco delle Terme, al Tempietto delle Acque, un padiglione in stile pompeiano inaugurato nel 1924. Per l'acqua solfurea Salsubia si arriva a un massimo di tre bicchieri al giorno, cominciando da uno e aumentando gradualmente, da sorseggiare preferibilmente al mattino e a digiuno, con brevi pause tra un bicchiere e l'altro. La Beatrice, solfurea-salsobromoiodica e ricca di sali e di magnesio, si beve in uno o due bicchieri al giorno, in fretta. L'odore di entrambe viene dall'idrogeno solforato, a cui le terme attribuiscono gli effetti terapeutici.
- Gli appunti del dottor Italiano riportano per le acque solfate da 250 a 2000 ml al mattino a digiuno, secondo la mineralizzazione e il periodo di cura.
Sull'orario c'è più accordo: la mattina presto, a digiuno. A Montecatini l'ingresso avviene al mattino prima della colazione, dopo la visita con il medico termale; a Castrocaro l'acqua Beatrice va bevuta almeno un'ora prima del pasto successivo. Per la gastrite ipercloridrica, invece, gli appunti di idrologia consigliano di bere lontano dai pasti, e per le acque carboniche indicano due o tre bicchieri prima o durante i pasti, perché stimolano secrezione gastrica e peristalsi. Le solfate, semmai, frenano la peristalsi.
Sulla durata le indicazioni divergono. A Montecatini si va da un minimo di sette giorni consecutivi a un massimo di dodici. Castrocaro parla di almeno dieci giorni e non oltre venti per Salsubia, e di dieci-dodici per Beatrice. Il dottor Italiano è più severo: per qualsiasi cura termale, scrive, non si possono consigliare meno di quindici giorni. I dodici giorni sono invece la misura del Servizio sanitario.
Nemmeno la temperatura dell'acqua da bere ha una cifra unica: a Montecatini l'acqua si beve «a temperature definite». L'idrologia medica classifica le sorgenti in base ai gradi che l'acqua ha quando sgorga: sotto i 20 è fredda, fino a 30 ipotermale, fino a 40 omotermale, oltre ipertermale. San Silvestro, ad Angolo Terme, è una sorgente fredda.
L'acqua giusta per ogni disturbo: le classi usate in Italia
Le acque termali italiane si ordinano in classi chimiche. La classificazione di Marotta e Sica ne conta nove, dalle oligominerali alle arsenicali-ferruginose. Per la cura bevuta ne interessano cinque o sei, ciascuna con un campo di indicazioni proprio.
| Classe | Che cosa la distingue | Indicazioni per la cura bevuta | Dose, un esempio |
|---|---|---|---|
| Oligominerali | Residuo fisso non superiore a 500 mg/l, acque ipotoniche | Nefrolitiasi, diatesi urica e ossalica, infiammazioni delle vie urinarie, azione diuretica | 2–3 bicchieri da 250 g, fino a 2–3 litri al giorno |
| Bicarbonate | Bicarbonato prevalente, per lo più bicarbonato-calciche | Gastriti croniche ipercloridriche, epatopatie, acidosi | Al mattino a digiuno; nella gastrite ipercloridrica lontano dai pasti |
| Solfate | Solfato prevalente, spesso con bicarbonato, calcio e magnesio | Epato- e colecistopatie, esiti di infiammazioni gastrointestinali croniche, stipsi | 250–2000 ml al mattino a digiuno |
| Cloruro-sodiche | Sodio e cloruro prevalenti | Gastriti croniche, dispepsia ipocloridrica, stipsi o diarrea, obesità, diatesi uratica | 500–1500 ml al giorno, a dose progressiva |
| Salsobromoiodiche | Origine marina, fortemente mineralizzate | Soprattutto uso esterno e inalatorio; alcune sorgenti si bevono, per esempio nelle colonpatie ipotoniche con stitichezza | 1–2 bicchieri al giorno (esempio di una singola acqua) |
| Solfuree | Almeno 1 mg/l di idrogeno solforato | In una singola acqua, disturbi digestivi da insufficiente flusso biliare e pancreatico e colon irritabile | Fino a 3 bicchieri al giorno (esempio di una singola acqua) |
Le dosi dell'ultima colonna sono esempi presi dagli appunti del dottor Italiano e da due sorgenti di Castrocaro: la quantità per ciascun paziente la fissa il medico termale.
I benefici cambiano con la classe, e la classificazione di Marotta e Sica descrive che cosa fa ciascuna:
- Le oligominerali sono ipotoniche e hanno azione diuretica e sulle vie urinarie, con effetto sull'eliminazione dei calcoli e sull'eccesso di urea nel sangue; negli appunti del dottor Italiano si parte da due o tre bicchieri al mattino e si sale piano fino a due o tre litri al giorno, per attivare la diuresi, «sia acquosa che solida».
- Molte solfate hanno un'azione trofica, antitossica e metabolica sul fegato, agiscono sulle secrezioni gastriche e duodenali e sull'assorbimento intestinale, e sulle mucose hanno un effetto trofico, mucolitico e antinfiammatorio.
- Le salse, o cloruro-sodiche, stimolano il metabolismo basale, tendono a normalizzare la dislipidemia, aumentano la tolleranza al glucosio, riducono l'acido urico e normalizzano la funzionalità intestinale ed epatica.
- Le solfuree hanno azione antitossica, mucolitica e anticatarrale, e il loro campo sono soprattutto la pelle, le articolazioni e naso, orecchie e gola; tra le acque da bere ne compare qualcuna, come la Salsubia di Castrocaro.
- Le radioattive hanno un effetto sedativo e analgesico sul sistema nervoso centrale e un effetto diuretico, che la classificazione attribuisce alle radiazioni alfa, poco penetranti.
Le acque bicarbonate sono quelle che Federterme associa per prime alla terapia idropinica: provengono da rocce calcaree, per lo più bicarbonato-calciche, e il calcio dà loro un sapore particolare; la federazione le ritiene adatte anche per gli sportivi che devono reintegrare i minerali persi con l'attività fisica. Bevute a digiuno, le bicarbonate frenano la secrezione gastrica, che invece stimolano durante e dopo i pasti, e alcalinizzano bile e urina. Le salsobromoiodiche, che la classificazione descrive come antinfiammatorie, antisettiche e antiedemigene, secondo Federterme si somministrano per balneoterapia, fanghi, inalazioni e irrigazioni, cioè in genere non da bere. La cura bevuta ricorre soprattutto alle solfate, alle bicarbonate e alle oligominerali, che agiscono sull'apparato digerente e sulle vie urinarie.
I benefici dell'acqua di Angolo Terme
Angolo Terme, 426 metri di quota, è nella bassa Valle di Scalve, sulla destra del Dezzo, e appartiene alla Valle Camonica. Le acque termali di Angolo sgorgano da San Silvestro e da Fonte Nuova, le due sorgenti che hanno servito lo stabilimento termale del paese fino alla chiusura. San Silvestro prende il nome dal santuario che sorge sulla strada tra Angolo e il Lago Moro.
Secondo il portale turistico regionale in-lombardia, San Silvestro è un'acqua solfato-bicarbonato-alcalino-terrosa e Fonte Nuova una solfato-calcico-magnesiaca. Per la guida di Vita di Donna alle terme lombarde, aggiornata al marzo 2007, le acque sono fredde, a 12 °C.
A 2,69 chilometri, Boario ha acque della stessa famiglia: sono solfato-bicarbonato-calcico-magnesiache e sgorgano fredde, a 13–15 °C. Calcio e magnesio sono metalli alcalino-terrosi: le due etichette descrivono lo stesso tipo d'acqua, una con i nomi dei metalli, l'altra con quello della loro famiglia.
Le due fonti avevano usi distinti. San Silvestro si beveva, sotto il controllo del poliambulatorio, per i disturbi dello stomaco e dell'intestino, dei reni e delle vie urinarie, e serviva anche alle inalazioni per le patologie respiratorie; Fonte Nuova era destinata ai cosmetici. La guida del 2007 estende le cure idropiniche a fegato, vie biliari e ricambio, oltre ai disturbi gastrointestinali, renali e urinari. Il quadro concorda con la classe dell'acqua: nella classificazione di Marotta e Sica le solfate comprendono anche le bicarbonato-solfato-alcalino-terrose, alle quali si attribuisce il compito di favorire lo svuotamento gastrico e di normalizzare i valori di acidità.
L'acqua San Silvestro è stata anche imbottigliata, fino al 2000. La cura idropinica, invece, si faceva alla fonte.
Lo stabilimento sorgeva in un parco di 35.000 metri quadrati, tutto in piano, attraversato da un percorso vita. Per una terapia idropinica il dettaglio pesa, perché alla bevuta si accompagna la camminata lenta.
Il Centro Cure di Angolo Terme ha chiuso tra il 2021 e il 2022, come ricostruiva Radio Voce Camuna il 20 maggio 2026; la stessa testata, il 7 ottobre, riferiva che le sorgenti sono ora in concessione alla Provincia di Brescia, decisa per il momento a lasciare ferme le pompe. Alle fonti di Angolo, quindi, oggi la cura bevuta non si fa: per farla bisogna spostarsi verso altre terme lombarde e chiedere alla singola struttura se la eroga.
Controindicazioni e cautele della cura idropinica
Bere acqua mineralizzata ogni mattina per più giorni non va bene a tutti. Un centro termale veneto, Recoaro, elenca controindicazioni assolute o relative nelle nefropatie croniche con ipertensione, nelle sindromi nefrosiche, nella cirrosi epatica scompensata, nello scompenso cardiaco e nell'ipertensione arteriosa di grado elevato, nella calcolosi urinaria complicata e nell'ipertrofia prostatica con ritenzione urinaria. Il dottor Italiano indica come controindicazioni generali la fase acuta delle malattie, lo scompenso cardiocircolatorio, le malattie edemigene, la cachessia, le neoplasie e la tubercolosi, e poi aggiunge voci per classe: per le solfate nefropatia, cardiopatia, ipertensione e ascite; per le cloruro-sodiche anche l'ulcera gastrica e la gastrite ipercloridrica.
Le controindicazioni relative si pesano caso per caso: alla prima visita il medico termale confronta l'acqua prescritta con la storia clinica del paziente. A Recoaro il centro medico delle terme indica poi a ciascun paziente tipo e quantità d'acqua e, se serve, ne controlla le condizioni durante il ciclo.
C'è poi la reazione termale, che Recoaro descrive così: durante il soggiorno possono riacutizzarsi sintomi già presenti o comparirne di vaghi, come malessere generale, mal di testa, insonnia, variazioni della pressione. Passa in genere dopo una breve sospensione della cura, non compromette il risultato e non impedisce di riprenderla. Gli appunti di idrologia collocano la crisi termale fra il terzo e l'ottavo giorno.
La cura idropinica con il Servizio Sanitario Nazionale
La via ordinaria passa dal medico di famiglia. In Lombardia la ricetta, sul ricettario del Servizio Sanitario Nazionale, può firmarla lo stesso medico, il pediatra o uno specialista della branca interessata, purché lavori in una struttura che dispone del ricettario regionale. Le cure termali coperte dal Servizio sanitario sono elencate nell'allegato 9 al DPCM del 12 gennaio 2017, il decreto che fissa i livelli essenziali di assistenza (LEA). Tra le otto famiglie di malattie che l'allegato ammette alle cure termali, quelle che riguardano la cura bevuta sono due: la calcolosi delle vie urinarie con le sue recidive, e la dispepsia di origine gastroenterica e biliare insieme alla sindrome dell'intestino irritabile nella varietà con stipsi.
Il Servizio sanitario garantisce un solo ciclo di cure nell'anno legale, dal primo gennaio al 31 dicembre; l'assistito dichiara di non averne già fatti altri nello stesso anno. Un secondo ciclo, legato alla patologia, spetta solo ad alcune categorie, tra le quali chi ha un'invalidità di guerra, di servizio o civile, i ciechi e i sordi. Il ciclo dura dodici giorni, da completare entro sessanta salvo sospensioni decise dal medico termale; prolungarlo o ripeterlo costa all'assistito, tranne che agli invalidi per servizio, civili e di guerra.
La durata di dodici giorni riguarda il ciclo nel suo insieme; il numero di sedute dipende dalla cura. La Regione indica anche le sedute giornaliere di alcuni cicli: per la fango-balneoterapia ne è prevista una al giorno, per le cure inalatorie due, per il ciclo integrato di ventilazione polmonare tre, a giorni alterni. Per la cura bevuta il numero sta nel DPCM: le cure idropiniche per la calcolosi urinaria e quelle per le malattie dell'apparato gastroenterico valgono un ciclo di dodici prestazioni ciascuna, e rientrano tra le prestazioni aperte a tutti gli assistiti; INAIL e INPS hanno nell'allegato elenchi propri per i loro assicurati. Lo stesso allegato prevede anche un ciclo misto, i cosiddetti fanghi epatici, che mette insieme sei fanghi, sei bagni carbogassosi e dodici cure idropiniche.
Il ticket è fissato dalle disposizioni nazionali: chi ha un'esenzione non paga, chi è parzialmente esente versa una quota fissa per ricetta. Il medico che prescrive indica sulla ricetta il diritto all'esenzione e il relativo codice, se l'interessato lo chiede, e le strutture accreditate non accettano autocertificazioni.
Il primo giorno di cura: che cosa succede
In una stazione termale in attività si comincia dalla visita di ammissione, che il DPCM include in ogni ciclo. Il medico legge la prescrizione, raccoglie la storia clinica e decide quale acqua e quanta. A Montecatini, dove tutte le fonti stanno dentro lo Stabilimento Tettuccio, in piazza Domenico Giusti, ogni paziente riceve un bicchiere personale e una scheda con il tipo e la quantità di acqua da bere. La bevuta vera e propria avviene al mattino, prima della colazione, e intanto si passeggia piano nel parco.
Nei giorni seguenti il ritmo si ripete: a Montecatini la cura idropinica è attiva tutti i giorni, dal lunedì alla domenica. Dodici giorni di cura vogliono dire quasi due settimane fuori casa per chi viene da lontano: ad Angolo, finché il Centro Cure era aperto, c'era l'Hotel delle Terme, che con lo stabilimento divideva il parco di viale Terme.
Dalla vasca al bicchiere: la storia di Montecatini
Montecatini ha fatto della cura idropinica la propria terapia storica, ma nel 1417 il manoscritto di Ugolino da Montecatini, De Balneorum Italiae Proprietatibus ac Virtutibus, descrive i bagni e i loro benefici: contadini che si immergevano per i dolori osteo-articolari, un bagno usato contro la scabbia. Il Tettuccio, la fonte e lo stabilimento dove oggi si beve, viene costruito nell'agosto del 1779, al posto del Bagno Regio.
A Montecatini, dunque, il percorso va dalla vasca al bicchiere, e tra il manoscritto e la costruzione del Tettuccio passano più di tre secoli. Ad Angolo Terme l'attività termale prende piede, insieme a quella turistica, a partire dagli anni Sessanta del Novecento; la cura bevuta si ferma con la chiusura del Centro Cure.
Che cosa chiedere al medico termale prima di cominciare
Conviene chiedere prima di tutto quale acqua bere e in che dose, perché le indicazioni cambiano da una fonte all'altra. Poi l'orario e l'intervallo tra bevuta e colazione, dato che alcune acque vanno bevute a digiuno e altre lontano dai pasti. E che cosa fare se compaiono sintomi nuovi, visto che durante la cura possono tornare disturbi già noti o comparirne di vaghi, ed è il medico a dire se sospendere.
Se il ciclo è a carico del Servizio sanitario, va controllato prima di partire che la ricetta riporti l'eventuale codice di esenzione: le strutture accreditate non accettano autocertificazioni, e il codice lo scrive solo il medico che prescrive.